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Privacy negli ospedali

PRIVACY: Cartelle cliniche tra i rifiuti, un ospedale denunciato alla magistratura (28/02/2007)

Prosegue l’azione del Garante a tutela della riservatezza dei malati in risposta alle numerose segnalazioni in cui si denunciano scorrettezze e violazioni della normativa in alcuni casi gravissime. Come è accaduto di recente in una struttura ospedaliera siciliana in ristrutturazione, nella quale notizie di stampa avevano segnalato la presenza di centinaia di cartelle cliniche e referti medici tra i rifiuti. L’immediata ispezione disposta dal Garante e delegata al Nucleo speciale funzione pubblica e privacy della Guardia di finanza si è conclusa con una denuncia alla magistratura per mancata adozione delle misure minime di sicurezza previste dal Codice della privacy. Tale violazione configura tra l’altro un illecito penale sanzionabile con una ammenda da diecimila a cinquantamila euro o l’arresto fino a due anni.

In altri due casi un forte richiamo dell’Autorità alle strutture ospedaliere ha assicurato l’adozione di una serie di interventi per offrire un servizio più rispettoso dei diritti e della dignità del malato

Nel primo episodio, segnalato al Garante, una donna si era recata in ospedale per sottoporsi ad una risonanza magnetica. Dopo aver compilato due moduli in cui le venivano richiesti, oltre ai dati anagrafici, informazioni relative alla salute e ai farmaci assunti, veniva interpellata nella sala d’attesa dall’infermiera alla quale li aveva consegnati. Nel corso del colloquio avvenuto di fronte a persone presenti, tra le quali vi erano anche dei conoscenti della malata, l’operatrice le chiedeva per due volte di confermare, come indicato nel modulo, di essere portatrice di un microinfusore di insulina e se sapesse cosa era. L’imbarazzo e il disagio per l’accaduto sono stati manifestati dalla donna anche alla direzione sanitaria che ha avviato un procedimento disciplinare nei confronti dell’infermiera che si è concluso con una misura di richiamo.

Nel secondo caso un genitore si è visto recapitare a casa dall’ospedale pediatrico il referto medico del figlio in una busta chiusa, sulla quale era però apposto un timbro con il nome del reparto, il tipo di esame effettuato, nonché la patologia. Lo sconcerto dei genitori, segnalato al Garante, ha obbligato l’ospedale pediatrico a rivedere la procedura e ad adottarne una più consona che prevede la consegna dei referti in busta chiusa senza alcuna indicazione esterna che permetta l’associazione tra malato e patologia.

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